MANIFESTO DELL'ISTRUZIONE AGRARIA

 

CONSULTA NAZIONALE DELL'ISTRUZIONE AGRARIA c/o AGRIFUTURO - Via dei Baullari, 24 - ROMA e-mail: consulta.agraria@agro-oggi.com Fax. 06/68135409 Tel. 06/68135572

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha emanato lo “Schema di decreto legislativo concernente le norme generali ed i livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo d'istruzione e formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53”, meglio conosciuto come decreto di riforma della scuola superiore.

L'articolazione di tale schema prevede, per quanto riguarda le scuole agrarie, la trasformazione degli attuali Istituti Tecnici Agrari in “Liceo tecnologico delle produzioni biologiche e biotecnologie alimentari” mentre, anche se non espressamente indicato nella bozza di D. Lgs., gli Istituti Professionali Agrari passerebbero al sistema d'Istruzione e Formazione professionale regionale.

La Consulta Nazionale dell'Istruzione Agraria, che riunisce Istituti Professionali e Tecnici Agrari di quasi tutte le Regioni d'Italia, in questa fase di transizione e di rinnovamento dell'istruzione superiore, ritiene di dover sottolineare come entrambi i richiamati ordinamenti rappresentano un patrimonio di sapere che non può essere disperso e propone le seguenti considerazioni:

a) l'agricoltura e l'agroambiente svolgono un ruolo sempre più importante nel campo della preservazione del territorio, del disegno del paesaggio, della sicurezza alimentare e della salute dei cittadini. All'azienda agricola, infatti, è richiesta una sempre maggiore multifunzionalità: dalle produzioni di qualità all'agriturismo, alla produzione di energia rinnovabile, ed è quindi sempre più forte la necessità di poter disporre di tecnici preparati e specializzati;

b) l'Istruzione Agraria non è il marginale residuo di un mondo bucolico in via d'estinzione, ma una realtà vitale e dinamica che si lega a settori d'eccellenza, come quelli dei prodotti tipici e di qualità, del made in Italy che resiste alla globalizzazione, delle biotecnologie, della difesa e della tutela dell'ambiente, del "verde" e della qualità della vita;

c) non va poi dimenticato che ogni scuola agraria, con il tempo, si è specializzata nelle realtà produttive che maggiormente incidevano sull'assetto economico del proprio territorio, collegandosi spesso con l'Università e il mondo della ricerca, diventando punto di riferimento all'interno di un mondo agricolo poliedrico e ricco di settori (viticoltura, forestazione, agro-industriale, agroambientale, vivaismo ornamentale, floricoltura, agriturismo, zootecnia, ecc.). Non secondarie sono anche le dotazioni strutturali degli Istituti, come laboratori ed aziende agrarie, che producono e sperimentano “in campo”, dove questo patrimonio, anche di conoscenze, è facile prevedere che andrà disperso dall'attuale ipotesi di riforma;

d) le nuove esigenze del mondo agricolo richiedono di promuovere un avvicinamento dei giovani all'attività lavorativa in agricoltura favorendo un ricambio generazionale, a fronte di imprenditori agricoli in gran parte anziani (solo il 4% degli imprenditori agricoli ha un'età inferiore ai 40 anni).

Del resto l'estrema varietà e specializzazione del mondo agrario non può essere appiattita su un percorso formativo estremamente generico, derivato dalla frequenza di corsi di tipo liceale o di sola formazione professionale, a prescindere dalla preparazione tecnico-operativa adeguata alle nuove e complesse esigenze della agricoltura Italiana ed Europea. La “semplificazione” dell'istruzione agraria, e il conseguente calo degli iscritti alle scuole stesse (che già si è verificato), avrebbe come effetto il “declassamento” dell'intero settore economico, mentre non deve essere sottovalutato il fatto che gli Istituti agrari sono spesso localizzati in zone marginali dove, grazie anche al fatto di essere dotate di convitti, costituiscono un vero e proprio presidio del territorio.

Stupisce che in una riforma che presenta come elemento qualificante la valorizzazione del rapporto scuola-lavoro, siano proprio le scuole che storicamente attuano questa modalità didattica, a pagare il prezzo più alto. Se la situazione non dovesse cambiare, molte di quelle scuole che oggi lavorano la terra, trasformano i prodotti e arrivano anche a commercializzarli, non potranno più offrire agli studenti questo tipo di esperienza pratica fondamentale per la loro formazione: si parla quindi di scuola come impresa, ma alle scuole che già applicano tale concetto non viene più data la possibilità di “fare” impresa.

In sintesi riteniamo che la struttura formativa prevista dall'ultimo decreto legislativo 17 ottobre 2005, nonostante il netto miglioramento del quadro orario rispetto ai decreti precedenti (aumento delle ore delle materie dell'area tecnico-professionale, reinserimento delle ore di esercitazioni pratiche di laboratorio), sia ancora insufficiente a garantire le capacità tecnico-professionali necessarie all'agricoltura del nostro paese.

Alla luce di quanto detto finora, si propongono alcune ipotesi di riflessione e discussione:

1) Istituzione di un profilo specifico di “istruzione superiore agraria” nel quale obbligatoriamente far confluire gli attuali Istituti Tecnici e Professionali Agrari in unico polo didattico o “campus” in analogia con quanto già previsto per il settore artistico. L'unicità delle scuole agrarie è ribadita dal fatto che i titoli di studio rilasciati sia dagli Istituti Professionali Agrari (Agrotecnico) sia dagli Istituti Tecnici Agrari (Perito Agrario), titoli di studio terminali ed equipollenti, danno diretto accesso ad attività professionali, di cui all'art. 2229 cc, esercitabili nell'intero territorio nazionale, rendendo necessaria la creazione di figure professionali con profili e competenze omogenee su tutto il territorio nazionale.

2) Articolare un diverso quadro orario che valorizzi l'insegnamento delle materie tecnico- professionali, fondamento irrinunciabile della preparazione degli studenti che andrebbero ad operare in comparti strategici per il paese, quali la tutela del territorio e la salute dei cittadini.

3) In ogni caso, considerata anche l'esiguità numerica e la dislocazione territoriale, per gli Istituti Agrari, dovrà essere garantita, quale modalità organizzativa obbligatoria, quanto previsto all'art. 1 comma 15, l'accorpamento in un'unica sede di percorsi del sistema dei licei e quello di istruzione e formazione (ciò al fine di garantire un più semplice passaggio da un sistema all'altro, un più ampio ventaglio di scelta ai potenziali studenti; la possibilità di gestire al meglio il patrimonio delle aziende agrarie che affiancano gli Istituti).

Chiediamo il coinvolgimento del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, che peraltro ha già manifestato attenzione alle questioni sollevate, nel processo di riforma dell'Istruzione agraria, quale referente qualificato nella definizione di priorità e figure chiave nella risoluzione delle problematiche agricole.

A sostegno delle richieste avanzate la Consulta chiede e l'apporto propositivo delle Associazioni di categoria, delle Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, degli Enti locali nelle cui realtà gli Istituti operano (Comuni, Province, Comunità Montane) , delle Università, delle industrie di trasformazione, soggetti in grado di chiarire orientamenti e fabbisogni del mercato del lavoro in agricoltura.

i Approvato a Roma il 25 giugno 2005, modificato una prima volta a Roma il 12 novembre 2005 ed una seconda volta a Verona il giorno 11 febbraio 2006

ritorna